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Le leghe di oro

L’oro è altamente malleabile e, allo stato puro, può graffiarsi molto facilmente. Se non viene utilizzato come riserva (e quindi non si presenta sotto forma di lingotto), deve essere per forza legato con altri metalli meno nobili. Queste leghe lo rendono più resistente e meno soggetto all’usura, oltre che a formare dei colori particolari, non ottenibili con altre tecniche.

Nel corso dei millenni, si è migliorata moltissimo la produzione di queste cosiddette leghe; dall’uso di oro naturale, contenente piccole percentuali variabili di argento, si è passati alla legatura con altri materiali come il rame, in modo da migliorare notevolmente il colore e ottenere un buon risultato estetico. Di solito, le leghe d’argento oscillano dal 5% al 40%, mentre quelle in rame, dal 2 al 3%, combinate comunque con impurità di metalli del gruppo del platino, come l’iridio, per esempio.

Con l’invenzione del metodo di purificazione dell’oro e con l’avvento della moneta, si iniziano ad usare leghe standard, cioè di composizione regolare. L’oro raffinato viene impiegato per fabbricare moneta e per garantire un valore fisso: si sono scoperte monete d’oro in Asia Minore, precisamente da Sardi. Il metodo di purificazione in maniera graduale e nel corso del tempo, in tutta la zona del Mediterraneo, prendendo il posto dell’oro puro. Le leghe per gioielleria, quindi , da quel momento hanno acquisito delle composizioni regolari.

Una delle leghe più comuni è diventata quella con il 10% di argento, in quanto fu utilizzata ampiamente anche durante il periodo romano.

Anche ai giorni nostri, l’oro da gioielleria viene legato a uno o più metalli per aumentarne la rigidità e per colorarlo di bianco o di rosso, secondo il tipo di lega.

L’oro giallo può non essere l’oro puro, ma una lega contenente un 75% di oro, tra il 7 e il 12% di argento e un 18-20 % di rame.

L’oro rosa viene composto da una base di 75% di oro, una percentuale di argento del 5 o del 6,5% e l’aggiunta del 18,5-20% di rame; mentre per ottenere l’oro rosso, si utilizza sempre il 75% di oro, 4,5% di argento e 20,5% di rame.

Esistono, inoltre, alcune particolari leghe, come l’oro verde e l’oro blu. L’oro verde, è dato dalla composizione di 75% di oro, del 12,5% di argento e un altro 12,5 % di rame, mentre l’oro blu si ottiene mediante un trattamento termico tra oro e ferro. Gli atomi del ferro ossidano sulla superficie dell’oro, donandogli il caratteristico azzurro.

L’oro bianco, decisamente la lega più conosciuta, composta da 75% di oro bianco e dal 25% da nichel, argento o palladio (possono essere tutti e tre, uno solo o due materiali appena descritti che concorrono a comporre la lega). Da notare che questo termine è impropriamente utilizzato per definire un’altra tipologia di oro, chiamata oro grigio, in quanto è di una tonalità leggermente più scura dell’oro bianco. La grossa differenza tra i due sono è che l’oro grigio è indicato per la bigiotteria, mentre l’oro bianco usato in gioielleria. Per distinguerli, basta osservarli: col tempo, il bianco dell’oro tenderà al giallo, in quanto il sottile strato di rodio che si usa per ricoprirlo si perde, a causa dell’usura.